Analisi della Frequenza di Risonanza ed Esiti Clinici in Implantologia: Revisione Sistematica e Meta-analisi
Resonance Frequency Analysis and Clinical Outcomes in Implant Dentistry: A Systematic Review and Meta-Analysis.
Tisci A, Fanelli F, Caponio VCA, Zhurakivska K, Dioguardi M, Troiano G
L'analisi della frequenza di risonanza (AFR) è oggi diffusamente utilizzata in implantologia per la valutazione della stabilità implantare, ma il suo reale valore prognostico resta oggetto di dibattito. Questa revisione sistematica con meta-analisi si propone di quantificare l'associazione tra l'Implant Stability Quotient (ISQ) — il valore numerico espresso dall'AFR — e tre parametri clinicamente rilevanti: il torque di inserimento (TI), la perdita ossea marginale (POM) e il tasso di sopravvivenza o successo implantare.
Lo studio è stato condotto secondo le linee guida PRISMA, con ricerca bibliografica su MEDLINE, Scopus e Web of Science. La domanda PIO era focalizzata su pazienti sistemicamente sani sottoposti a posizionamento implantare. Quarantotto studi hanno soddisfatto i criteri di inclusione; di questi, 20 hanno fornito dati sufficienti per la meta-analisi della correlazione ISQ–TI. Il rischio di bias è stato valutato con strumenti metodologici specifici per ciascun disegno di studio.
Il dato quantitativo principale è una correlazione moderata e statisticamente significativa tra ISQ e TI (r aggregato = 0,44; IC 95%: 0,32–0,55; p < 0,001). Un torque di inserimento più elevato — espressione di maggiore densità ossea e ancoraggio corticale — tende a corrispondere a valori ISQ più alti, confermando che entrambe le misure riflettono aspetti parzialmente sovrapposti della stabilità primaria. Tuttavia, la varianza condivisa è inferiore al 20%, il che limita il potere predittivo nel singolo paziente. L'eterogeneità tra gli studi è risultata sostanziale, riconducibile a differenze nei sistemi implantari, nella classificazione della qualità ossea, nei protocolli chirurgici e nella calibrazione dei dispositivi AFR.
Riguardo alla POM e alla sopravvivenza implantare, le evidenze disponibili non consentono di considerare il valore ISQ basale un predittore indipendente di tali esiti. Gli studi che hanno esaminato queste associazioni presentano una marcata eterogeneità di disegno e di durata del follow-up, con un livello complessivo di certezza delle evidenze che rimane basso.
Per l'implantologo clinico, il messaggio pratico è articolato. L'ISQ rappresenta un indicatore valido e utile della stabilità primaria al momento del posizionamento — integra le informazioni fornite dal TI e può contribuire alla definizione del protocollo di carico. Non deve però essere utilizzato isolatamente per prevedere il mantenimento osseo a lungo termine o la sopravvivenza dell'impianto. Un ISQ elevato al basale non garantisce il successo dell'osteointegrazione, così come un valore inferiore alle attese non implica necessariamente un fallimento futuro.
La revisione evidenzia inoltre un'importante lacuna metodologica nella letteratura: l'assenza di valori soglia ISQ standardizzati e la disomogeneità nelle modalità di reporting rendono il confronto tra studi poco affidabile. La ricerca futura dovrebbe privilegiare disegni prospettici con protocolli armonizzati, criteri di successo chiaramente definiti e follow-up prolungati, per stabilire se l'AFR possieda un reale valore predittivo indipendente oltre il momento chirurgico.