A 25 anni la perimplantite raddoppia: la lezione della coorte di Berna

Studio originale: Long-Term Incidence of Peri-Implant Conditions: 25-Year Results of The Bernese Prospective Cohort Study.Clinical implant dentistry and related research

In breve

  • Sopravvivenza implantare 94,0% e successo 90,8% a 25 anni — ma la perimplantite sale dal 3,5% al 9,1% (impianto) e dal 10% al 18,1% (paziente)
  • Il fallimento per perdita di osteointegrazione quasi triplica (0,6%→3,6%) e si concentra in sede premolare/molare
  • Storia di parodontite e mucosa vestibolare sottile sono i due fattori di rischio indipendenti identificati

I dati a lungo termine sugli impianti oltre i 10 anni restano scarsi, nonostante si posizionino sempre più impianti in pazienti giovani che li porteranno per decenni. Questo studio di coorte prospettico di Berna ha seguito pazienti parzialmente edentuli riabilitati con protesi su impianti tissue-level, rivalutandoli clinicamente e radiograficamente a 10 e 25 anni per tracciare sopravvivenza, successo implantare ed evoluzione di mucosite perimplantare (PM) e perimplantite (PI).

A 25 anni sono stati valutati 159 pazienti con 252 impianti (rispetto ai 303 pazienti/511 impianti a 10 anni, per l'attrito atteso della coorte). La sopravvivenza implantare è scesa dal 98,8% a 10 anni al 94,0% a 25 anni, e il tasso di successo dal 97,0% al 90,8% — risultati comunque favorevoli su un quarto di secolo. Da notare: il fallimento implantare per perdita di osteointegrazione è quasi triplicato tra i due follow-up (dallo 0,6% al 3,6% a livello di impianto), verificandosi esclusivamente in sede premolare o molare.

La mucosite perimplantare, pur restando molto prevalente, è diminuita nel tempo (dall'82,1% al 76,5%), forse per il miglioramento dei protocolli di mantenimento. La perimplantite, al contrario, è più che raddoppiata — dal 3,5% al 9,1% a livello di impianto e dal 10,0% al 18,1% a livello di paziente — confermando che il rischio si accumula nel tempo, senza plateau.

L'analisi multivariata ha identificato due variabili indipendenti: una storia di parodontite (rischio di mucosite più che triplicato) e lo spessore della mucosa vestibolare, dove tessuti più sottili si associavano a rischio maggiore sia di mucosite sia di perimplantite. Risultati che rafforzano due principi clinici solidi ma sottoutilizzati: mantenimento più intensivo e indefinito nei pazienti con storia parodontale, e attenzione preventiva allo spessore dei tessuti molli al momento del posizionamento.

Per il clinico che deve informare il paziente sulla durata attesa dell'impianto, questo studio offre benchmark a 25 anni rari e metodologicamente solidi: sia la perdita implantare sia la perimplantite continuano ad accumularsi ben oltre il primo decennio, a conferma che l'osteointegrazione non è un risultato permanente ma una condizione che richiede monitoraggio per tutta la vita.

Perché conta in pratica

Conferma che l'osteointegrazione non è un traguardo permanente: il rischio di perimplantite continua ad accumularsi ben oltre il decimo anno, soprattutto nei pazienti con storia parodontale o tessuti perimplantari sottili, che richiedono un mantenimento più intensivo e indefinito.

Questo riassunto è generato automaticamente dall'abstract originale ed è curato dal Dr. Ernesto Bruschi. Fare sempre riferimento alla pubblicazione integrale per le decisioni cliniche.