Implantoplastica nella perimplantite: estendere alla componente infraossea migliora gli esiti, ma aumenta la recessione
Monje A, Pons R, Aparicio C, Tarnow D, Rosen PS, Nart J
Studio originale: Extent of Implantoplasty in the Combined Surgical Therapy of Peri-Implantitis: A Quasi-Randomized Clinical Trial. — Clinical implant dentistry and related research
In breve
- •In questo trial quasi-randomizzato su 33 pazienti, la terapia combinata implantoplastica + ROG ha arrestato la progressione della perimplantite a 12 mesi, indipendentemente dall'estensione dell'implantoplastica.
- •L'implantoplastica totale (FLIP, estesa alla componente infraossea) ha evidenziato esiti clinici e radiografici superiori rispetto all'implantoplastica parziale sopracrestale (PLIP) a un anno.
- •FLIP è risultata associata a maggiore recessione mucosa — compromesso rilevante nei siti con fenotipo sottile o in zona estetica.
- •La selezione del caso e il counseling del paziente sul rischio di recessione sono indispensabili prima di optare per la modifica completa della superficie.
La gestione della peri-implantite rappresenta ancora oggi una delle sfide cliniche più complesse in implantologia. Tra le questioni ancora aperte, una delle più rilevanti riguarda il ruolo dell'implantoplastica — la decontaminazione meccanica della superficie implantare mediante frese al carburo di tungsteno — e, in particolare, fino a quale livello del difetto essa debba estendersi per ottimizzare i risultati terapeutici.
Questo studio clinico prospettico quasi-randomizzato e controllato, condotto da Monje e colleghi presso un singolo centro, affronta proprio questo interrogativo, confrontando due approcci all'interno di un protocollo chirurgico combinato: l'implantoplastica parziale (PLIP), limitata alla componente sopracrestale dell'impianto, e l'implantoplastica totale (FLIP), estesa a comprendere anche la componente intracrestale del difetto. Tutti i casi inclusi presentavano peri-implantite con una componente infraossea di almeno 3 mm, morfologia considerata favorevole alla ricostruzione rigenerativa.
Il protocollo chirurgico ha combinato l'implantoplastica con la rigenerazione ossea guidata della componente infraossea. I risultati sono stati valutati a 12 mesi. L'endpoint primario era la riduzione della profondità di sondaggio, sulla base della quale è stato calcolato il campione. La risoluzione della malattia è stata definita mediante un endpoint composito che integrava criteri clinici — profondità di sondaggio, sanguinamento al sondaggio, suppurazione — e radiografici. L'analisi statistica ha impiegato equazioni di stima generalizzate per il calcolo degli odds ratio, aggiustati e non, tenendo conto del clustering a livello di paziente.
Sono stati arruolati 33 pazienti. I risultati hanno dimostrato che la terapia chirurgica combinata — indipendentemente dall'estensione dell'implantoplastica — è efficace nel bloccare la progressione della malattia e nel migliorare la salute peri-implantare a un anno. Tuttavia, FLIP ha evidenziato esiti clinici e radiografici superiori rispetto a PLIP, indicando che estendere la modifica della superficie alla componente infraossea del difetto apporta un beneficio aggiuntivo misurabile. Il meccanismo ipotizzato è una più efficace eliminazione del biofilm e un miglioramento delle caratteristiche superficiali all'interfaccia rigenerativa.
Questo vantaggio, tuttavia, non è privo di conseguenze. FLIP è risultata associata a una maggiore recessione mucosa, con implicazioni estetiche e biologiche rilevanti — in particolare nei siti con fenotipo sottile o in zona anteriore. Questo compromesso clinico impone una pianificazione preoperatoria accurata.
Il messaggio pratico per il parodontologo e l'implantologo si articola su tre livelli. Primo: la combinazione di implantoplastica e rigenerazione rappresenta una strategia valida ed efficace per i difetti peri-implantari infraossei contenuti. Secondo: quando la morfologia del difetto lo consente, estendere l'implantoplastica alla componente infraossea può migliorare i tassi di risoluzione della malattia. Terzo — e crucialmente — questa scelta deve essere ponderata rispetto al rischio di recessione, richiedendo un counseling approfondito del paziente e una selezione dei casi basata su fenotipo, posizione dell'impianto e aspettative estetiche. In un'epoca in cui i protocolli per la peri-implantite si orientano verso una crescente individualizzazione, studi come questo forniscono l'evidenza tecnica e clinica di cui il professionista ha bisogno per decisioni intraoperatorie consapevoli.
Perché conta in pratica
Per il parodontologo e l'implantologo che trattano la perimplantite con difetti infraossei, questo studio fornisce dati tecnici su quando conviene estendere l'implantoplastica al difetto: il potenziale vantaggio clinico va sempre bilanciato con il rischio di recessione, da valutare preoperatoriamente in base al fenotipo e alla posizione implantare.
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