Valutazione degli esiti dei tessuti molli dopo l'aumento della mucosa cheratinizzata attorno agli impianti dentali con innesto gengivale libero e matrice di collagene xenogenico: uno studio clinico randomizzato
Evaluation of soft tissue outcomes following keratinized tissue augmentation around dental implants using free gingival graft and xenogenic collagen matrix: A randomized clinical study.
Engla D, Singh Ratre M, Khetarpa S, Verma M
La presenza di un'adeguata banda di mucosa cheratinizzata attorno agli impianti dentali è considerata un fattore protettivo per la salute peri-implantare a lungo termine. Tuttavia, la comunità clinica non ha ancora raggiunto un consenso su quale tecnica di aumento dei tessuti molli garantisca i risultati più affidabili e duraturi. Lo studio clinico randomizzato di Engla et al. affronta direttamente questa questione, confrontando due approcci consolidati: l'innesto gengivale libero (IGL, o FGG nell'acronimo anglosassone) e una matrice di collagene xenogenico (XCM).
Nello studio sono stati arruolati pazienti con insufficiente tessuto cheratinizzato attorno agli impianti, randomizzati a ricevere l'aumento con IGL oppure con XCM. I parametri di esito — larghezza del tessuto cheratinizzato (KTW), spessore dei tessuti molli (STT), profondità di sondaggio (PD) e sanguinamento al sondaggio (BOP) — sono stati rilevati a 1, 3 e 6 mesi dall'intervento. Questo disegno longitudinale ha permesso di valutare non solo l'entità del guadagno tissutale, ma anche la sua stabilità nel tempo.
I risultati depongono in modo netto a favore dell'IGL. I pazienti trattati con l'innesto autologo hanno mostrato guadagni significativamente maggiori in termini di larghezza del tessuto cheratinizzato e spessore dei tessuti molli rispetto a quelli trattati con la matrice di collagene. In modo altrettanto rilevante, i parametri clinici peri-implantari — riduzione della profondità di sondaggio e minore incidenza di sanguinamento al sondaggio — sono risultati più favorevoli nel gruppo IGL in tutti i tempi di osservazione. Entrambe le tecniche hanno prodotto miglioramenti rispetto ai valori basali, confermando che la XCM non è priva di utilità clinica, ma l'approccio autologo si è dimostrato superiore per entità e costanza dei risultati.
Per l'implantologo e il chirurgo orale nella pratica quotidiana, questi dati ribadiscono una gerarchia già nota: il tessuto autologo rimane il gold standard per l'aumento della mucosa cheratinizzata. L'IGL continua a garantire una migliore integrazione biologica e una maggiore stabilità volumetrica, verosimilmente grazie ai vantaggi intrinseci del tessuto connettivo e dell'epitelio di derivazione autologa rispetto ai materiali scaffold acellulari. La XCM rappresenta un'alternativa valida nei casi in cui sia necessario minimizzare la morbilità del sito donatore o la disponibilità di tessuto autologo sia limitata, ma deve essere proposta al paziente con aspettative realistiche riguardo al grado di cheratinizzazione e allo spessore tissutale ottenibili.
Il messaggio clinico è inequivocabile: quando l'obiettivo primario è massimizzare la larghezza del tessuto cheratinizzato e ottimizzare la salute clinica peri-implantare — in particolare il controllo della profondità di sondaggio e la riduzione del sanguinamento — l'IGL deve restare la tecnica di prima scelta. La XCM costituisce una valida alternativa ma non raggiunge ancora l'efficacia terapeutica dell'innesto autologo. Studi futuri con follow-up più prolungati e campioni più ampi saranno necessari per stabilire se il divario tra le due tecniche si riduca nel tempo.