Impianti di piccolo diametro nel paziente iperglicemico: conta più l'HbA1c del diametro
Studio originale: Stratified Randomized Controlled Trial of ∅3.3 mm Versus ∅4.1 mm Hydrophilic Titanium-Zirconium Implants Supporting Posterior Mandibular Fixed Prostheses in Hyperglycaemic Subjects. — Clinical oral implants research
In breve
- 83 pazienti (166 impianti) con HbA1c da 5,8% in su: sopravvivenza implantare del 100% e nessuna perimplantite a un anno.
- Variazione dell'osso marginale sovrapponibile con impianti in titanio-zirconio da ∅3,3 e ∅4,1 mm (mediana 0,27 mm in entrambi i gruppi).
- Con HbA1c ≥ 7% le probabilità di una perdita ossea marginale ≥ 0,5 mm erano circa sette volte più alte.
- ISQ più alto con ∅4,1 mm (79,6 contro 76,1), guarigione precoce migliore con ∅3,3 mm. Follow-up di soli 12 mesi.
La mandibola posteriore con sella distale è il punto in cui il clinico si chiede più spesso se un impianto stretto basti. Se il paziente è anche iperglicemico, il dubbio raddoppia: un impianto più sottile, in un ospite metabolicamente compromesso, perderà più osso?
Questo studio clinico randomizzato (RCT) stratificato, pubblicato su Clinical Oral Implants Research, ha messo alla prova proprio questa domanda. I partecipanti sono stati prima suddivisi in base all'emoglobina glicata (HbA1c tra 5,8% e meno di 7,0%, oppure 7,0% e oltre) e poi randomizzati all'interno di ciascuno strato a ricevere impianti idrofili in titanio-zirconio da ∅3,3 mm o da ∅4,1 mm. Ogni paziente ha ricevuto due impianti a supporto di una protesi fissa plurielemento in una sella distale mandibolare. L'esito primario era la variazione della perdita ossea marginale (MBL) a 12 mesi dalla consegna della protesi; gli esiti secondari comprendevano la stabilità implantare (ISQ), gli indici perimplantari, un indice di guarigione e gli esiti riferiti dal paziente. Lo studio era registrato prospetticamente.
Degli 88 pazienti arruolati ne sono stati valutati 83 (166 impianti). La sopravvivenza implantare è stata del 100% e a un anno non si è registrata alcuna perimplantite. La variazione dell'osso marginale non è risultata significativamente diversa tra i due diametri: la mediana era 0,27 mm in entrambi i gruppi (p = 0,078). Il segnale è arrivato invece dal versante metabolico: con HbA1c ≥ 7% le probabilità di una perdita ossea marginale di almeno 0,5 mm erano circa sette volte più alte rispetto ai pazienti sotto il 7%. Gli impianti da ∅4,1 mm hanno mostrato una stabilità maggiore (ISQ 79,6 contro 76,1), mentre la guarigione precoce dei tessuti molli è stata migliore con quelli da ∅3,3 mm. La capacità masticatoria è migliorata nettamente tra l'inizio e i 12 mesi, indipendentemente dal diametro e dal valore di HbA1c.
Rilevanza clinica: in questa coorte scegliere un impianto stretto in titanio-zirconio non ha avuto un costo in termini di osso a un anno, nemmeno nel paziente iperglicemico. Ciò che si è associato a una perdita ossea clinicamente rilevante è stato il controllo glicemico. Il messaggio pratico: preoccuparsi meno degli 0,8 mm di diametro in più e di più dell'HbA1c del paziente, prima e dopo l'inserimento. I limiti sono chiari: studio monocentrico, un solo sistema implantare e un follow-up di 12 mesi che non dice ancora nulla sulla salute perimplantare a lungo termine.
Perché conta in pratica
In una mandibola posteriore sottile, un impianto in titanio-zirconio da ∅3,3 mm può evitare un aumento orizzontale; in questo studio a un anno non ha perso più osso marginale dell'impianto da ∅4,1 mm, mentre il controllo glicemico è stato il fattore associato alla perdita ossea clinicamente rilevante.
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