Tessuti molli perimplantari: l'autologo resta in testa, il sostituto fa meno male
Studio originale: Autogenous grafts versus substitute scaffolds for soft tissue augmentation in implant therapy: A systematic review. — Journal of periodontology
In breve
- Su 40 RCT, l'innesto di tessuto connettivo con tecnica bilaminare è risultato il migliore per lo spessore della mucosa, indipendentemente dal timing.
- Per l'ampiezza della mucosa cheratinizzata, l'innesto gengivale libero su letto a spessore parziale è in genere l'opzione più efficace.
- Alcuni sostituti specifici hanno dato risultati simili, soprattutto per lo spessore, con minore disagio postoperatorio in modo costante.
- Esiti riferiti dal paziente riportati in modo disomogeneo e follow-up per lo più brevi: la stabilità a lungo termine resta una domanda aperta.
Come ispessire la mucosa attorno a un impianto, o allargarne la banda di mucosa cheratinizzata: con il tessuto del paziente o con un sostituto? Questa revisione sistematica, commissionata per il workshop AAP/Osteology Foundation/SEPA sulle nuove tecnologie in medicina ricostruttiva orale, prova a mettere ordine nella questione.
Gli autori hanno seguito le linee PRISMA 2020 e registrato il protocollo su PROSPERO. Sono stati inclusi soltanto studi clinici randomizzati (RCT): quaranta in tutto, di qualità metodologica generalmente alta secondo il RoB 2. Sono stati estratti esiti riferiti dal clinico e dal paziente. Poiché gli studi riportavano i risultati in modo disomogeneo, la meta-analisi a rete è stata possibile solo per due variabili, spessore della mucosa (MT) e ampiezza della mucosa cheratinizzata (KMW), in cinque serie di confronti.
Su due punti la risposta è netta. Per lo spessore, l'innesto di tessuto connettivo (CTG) autologo con tecnica bilaminare è risultato il trattamento migliore, indipendentemente dal momento in cui si esegue l'aumento dei tessuti molli. Per l'ampiezza della mucosa cheratinizzata, l'innesto gengivale libero su un letto a spessore parziale vascolarizzato è in genere l'opzione più efficace.
I sostituti (matrici di collagene, matrici dermiche e materiali simili) non escono di scena. Alcuni tipi specifici hanno dato risultati simili agli innesti autologhi, soprattutto per il guadagno di spessore. E hanno un vantaggio costante: meno disagio postoperatorio, perché manca il sito donatore palatale.
La conclusione degli autori è prudente. Gli innesti autologhi restano la prima scelta quando serve un guadagno prevedibile di spessore o di mucosa cheratinizzata. Un sostituto selezionato può ottenere risultati simili con minore morbilità. Le prove hanno dei limiti: esiti riferiti dal paziente riportati in modo disomogeneo, follow-up per lo più brevi, stabilità nel lungo periodo ancora poco studiata, soprattutto per i materiali più recenti.
Rilevanza clinica: la scelta tra autologo e sostituto non è una gara con un solo vincitore. Dipende dall'obiettivo (spessore o mucosa cheratinizzata), da quanta prevedibilità richiede il caso e da quanta morbilità postoperatoria il paziente è disposto ad accettare. Questa revisione dà alla decisione un punto di partenza solido, basato sugli RCT.
Perché conta in pratica
Trasforma la scelta tra autologo e sostituto in una questione di obiettivo e compromesso: massima prevedibilità con il tessuto del paziente, oppure meno morbilità con un sostituto selezionato.
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