Efficacia della supplementazione di vitamina D in associazione alla terapia parodontale non chirurgica: una revisione sistematica
The Effectiveness of Vitamin D Supplementation in Association with Non-Surgical Periodontal Therapy: A Systematic Review.
Pesce P, Bagnasco F, de Angelis N, Isola G, Portaccio C, Migliorati M, Menini M
La vitamina D è nota da tempo per le sue proprietà immunomodulatorie e antinfiammatorie, il che la rende un potenziale adiuvante nella gestione della malattia parodontale. Questa revisione sistematica di Pesce e colleghi affronta una domanda clinica precisa: la supplementazione di vitamina D, associata alla terapia parodontale non chirurgica (TPNC), produce risultati clinici significativamente migliori rispetto alla sola TPNC?
Gli autori hanno condotto una ricerca sistematica della letteratura nelle principali banche dati elettroniche, selezionando trial controllati randomizzati che valutavano l'effetto della supplementazione di vitamina D come adiuvante allo scaling e root planing (SRP) in pazienti con parodontite. La qualità metodologica degli studi è stata analizzata e i dati estratti si sono concentrati sui principali parametri clinici parodontali: profondità di sondaggio (PPD), livello di attacco clinico (CAL), sanguinamento al sondaggio (BOP) e, in alcuni casi, marker infiammatori sistemici come la proteina C-reattiva e i profili di interleuchine.
I risultati indicano che la supplementazione di vitamina D, quando somministrata in associazione alla TPNC, è correlata a ulteriori miglioramenti dei parametri clinici parodontali rispetto alla sola terapia meccanica. Le riduzioni della PPD e i guadagni di CAL risultano più marcati nei gruppi supplementati, con un trend favorevole anche a carico dei marker infiammatori. Questi effetti sono biologicamente coerenti: la vitamina D modula la risposta immunitaria dell'ospite, riduce l'espressione di citochine pro-infiammatorie e può influenzare l'ambiente microbico sottogengivale attraverso l'induzione di peptidi antimicrobici — in particolare catelicidina e defensine.
La revisione sottolinea tuttavia limitazioni rilevanti. L'eterogeneità tra gli studi inclusi — per dosaggio, via di somministrazione, durata della supplementazione, livelli basali di 25(OH)D e caratteristiche delle popolazioni — rende difficile il confronto diretto e limita la solidità delle conclusioni aggregate. Molti trial inclusi presentano qualità metodologica moderata e follow-up di durata variabile.
Dal punto di vista clinico, il messaggio è cautamente ottimistico. La carenza di vitamina D è altamente prevalente nella popolazione generale ed è stata associata in modo indipendente a una maggiore gravità della malattia parodontale. Lo screening dello stato vitaminico D nei pazienti parodontali — in particolare in quelli con progressione aggressiva, scarsa risposta alla terapia convenzionale o comorbidità sistemiche come diabete e osteoporosi — appare clinicamente giustificato. Laddove la carenza venga confermata, la supplementazione è a basso rischio, economicamente accessibile e potenzialmente vantaggiosa ben oltre il distretto parodontale.
Per il parodontologo e l'implantologo, questa revisione sostiene l'adozione di una prospettiva sistemica più ampia nella valutazione del paziente. Ottimizzare i livelli di vitamina D prima di interventi chirurgici — parodontali o implantari — potrebbe contribuire a migliorare la guarigione tissutale e la regolazione immunitaria. Sono necessari RCT più ampi e standardizzati per definire protocolli consolidati, ma le evidenze attuali sono già sufficienti per avviare con i pazienti una riflessione sullo stato nutrizionale come parte integrante di un piano di cura parodontale completo.