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Splitting vs. espansione ossea: quale tecnica sacrifica più osso crestale a 12 mesi?

Goyal K, Sahoo S, Gupta AD, Dahiya S, Agarwal P, Katyal S, Verma R, Dutta S, Phade R, Gupta S

Studio originale: Evaluation and Comparison of Crestal Bone Loss Around Dental Implants Placed Using Conventional Drilling, Bone Expansion, and Ridge Split Techniques: An In Vivo Study.Cureus

In breve

  • In questo studio prospettico su 72 siti, la fresatura convenzionale ha mostrato la minor perdita ossea crestale; lo splitting crestale la maggiore, con l'espansione ossea in posizione intermedia a ogni intervallo.
  • Le differenze intergruppo sono risultate statisticamente significative a 3, 6 e 12 mesi (p < 0,001), inclusi tutti i confronti a coppie.
  • Nel gruppo con fresatura convenzionale il rimodellamento sembra stabilizzarsi tra 6 e 12 mesi — un andamento non osservato negli altri due gruppi.
  • I dati suggeriscono di considerare il maggiore rimodellamento crestale precoce nella pianificazione protesica e nei protocolli di follow-up per splitting e espansione ossea.

La riassorbimento della cresta alveolare conseguente alla perdita dentaria rappresenta una delle sfide più frequenti nella pianificazione implantare. Quando la larghezza ossea residua risulta insufficiente, il clinico deve ricorrere a tecniche alternative come l'espansione ossea o lo splitting crestale — ma l'impatto di questi approcci sulla stabilità ossea pericrestale a lungo termine non era stato finora sistematicamente confrontato. Questo studio prospettico comparativo si è posto esattamente questo obiettivo.

Sono stati inclusi 72 siti implantari in pazienti di età compresa tra 25 e 55 anni, ripartiti equamente in tre gruppi (n=24 ciascuno): fresatura convenzionale (CD), espansione ossea (BE) e splitting della cresta (RS). I livelli ossei crestali sono stati valutati mediante CBCT immediatamente dopo il posizionamento implantare e a 3, 6 e 12 mesi. La perdita ossea mesiale e distale è stata misurata e analizzata con ANOVA a una via con test post hoc di Tukey per i confronti intergruppo e con ANOVA per misure ripetute per le analisi intragruppo.

Tutti e tre i gruppi hanno mostrato una progressiva perdita ossea crestale nell'arco dei 12 mesi di osservazione. Le differenze intergruppo sono risultate statisticamente significative a ogni intervallo di tempo (p < 0,001). Il gruppo ridge split ha registrato i valori più elevati di perdita ossea, seguito dal gruppo di espansione ossea; la fresatura convenzionale ha mostrato costantemente il minor riassorbimento crestale. I confronti a coppie tra tutti e tre i gruppi sono stati ugualmente significativi (p < 0,001). L'analisi intragruppo ha confermato un incremento significativo della perdita ossea nel tempo in tutti i gruppi, con un'eccezione rilevante: nel gruppo CD, la differenza tra 6 e 12 mesi non ha raggiunto la significatività statistica, suggerendo una tendenza alla stabilizzazione del rimodellamento dopo i primi sei mesi.

Le implicazioni cliniche sono dirette. La fresatura convenzionale, applicabile in creste di larghezza adeguata, produce la risposta ossea periimplantare più favorevole — un dato coerente con i principi biomeccanici consolidati, poiché l'architettura ossea nativa viene preservata e il trauma termico o meccanico risulta minimo. Lo splitting crestale, pur indispensabile in presenza di deficit severi di larghezza, determina un rimodellamento osseo più marcato e prolungato, verosimilmente in ragione dell'osteotomia corticale, della distribuzione delle sollecitazioni meccaniche e delle dinamiche di guarigione della parete buccale mobilizzata. L'espansione ossea occupa una posizione intermedia, rappresentando un'alternativa meno traumatica allo splitting in caso di deficit moderato.

Per l'implantologo clinico, il messaggio è articolato: la scelta della tecnica deve essere guidata dall'anatomia della cresta, ma i pazienti trattati con splitting o espansione ossea vanno informati della probabilità di un rimodellamento crestale precoce più accentuato, e questo dato deve essere integrato nella pianificazione protesica e nei protocolli di follow-up. Dati a lungo termine oltre i 12 mesi — e studi che correlino la perdita ossea con la sopravvivenza implantare e gli esiti protesici — saranno necessari per consolidare queste conclusioni.

Perché conta in pratica

Quando la cresta è insufficiente e l'implantologo deve scegliere tra espansione ossea e splitting crestale, questo studio comparativo fornisce dati diretti: entrambe le tecniche producono un rimodellamento crestale significativamente maggiore rispetto alla fresatura convenzionale a 12 mesi, con valori più elevati per lo splitting. Informare il paziente in anticipo e pianificare un follow-up radiografico più ravvicinato appare indicato dopo queste procedure.

Questo riassunto è generato automaticamente dall'abstract originale ed è curato dal Dr. Ernesto Bruschi. Fare sempre riferimento alla pubblicazione integrale per le decisioni cliniche.