Acido ialuronico nella perimplantite: biologia promettente, evidenze ancora insufficienti
Khayat R
Studio originale: Clinical efficacy of hyaluronic acid in peri-implantitis treatment: a systematic review of clinical, radiographic, and biological outcomes. — Biomaterial investigations in dentistry
In breve
- •Sei studi controllati (110 pazienti in totale) mostrano risultati eterogenei: riduzione di PPD e BOP in alcuni, nessuna differenza significativa rispetto al controllo in altri.
- •Gli esiti sulla perdita ossea marginale sono inconsistenti; miglioramenti radiografici si osservano solo negli studi con approccio chirurgico, con certezza GRADE molto bassa.
- •L'HA riduce i livelli di interleuchina-1β e mostra attività sui batteri colonizzatori precoci, confermando una plausibilità biologica solida.
- •L'elevata eterogeneità tra formulazioni, pesi molecolari e protocolli rende difficile qualsiasi sintesi; sono necessari RCT più ampi e standardizzati.
La peri-implantite rappresenta una delle complicanze più insidiose dell'implantologia moderna, e l'identificazione di terapie adiuvanti efficaci rimane una priorità clinica e di ricerca. Questa revisione sistematica di Khayat analizza se l'acido ialuronico (HA), utilizzato come adiuvante al trattamento convenzionale, sia in grado di migliorare gli esiti clinici, radiografici e biologici nei pazienti affetti da peri-implantite.
Condotta secondo le linee guida PRISMA 2020, la ricerca ha interessato cinque banche dati fino al febbraio 2025 e ha portato all'inclusione di sei studi — quattro RCT, uno studio pilota controllato con disegno split-mouth e una serie prospettica di casi — per un totale di 110 pazienti. Le dimensioni campionarie erano ridotte (da 5 a 63 partecipanti) e i periodi di follow-up molto eterogenei, compresi tra 15 giorni e 12 mesi. Il rischio di bias è stato valutato con gli strumenti Cochrane RoB 2, ROBINS-I e JBI; la certezza delle prove è stata graduata secondo il metodo GRADE.
I risultati sono eterogenei. Alcuni studi riportano riduzioni statisticamente significative della profondità di sondaggio (PPD) e del sanguinamento al sondaggio (BOP) nei siti trattati con HA, confermando un effetto antinfiammatorio clinicamente rilevante. Tale effetto trova riscontro anche nella riduzione dei livelli di interleuchina-1β, mediatore chiave dell'infiammazione peri-implantare, e in una certa attività nei confronti dei batteri colonizzatori precoci. Gli esiti relativi alla perdita ossea marginale (MBL) risultano invece inconsistenti: miglioramenti radiografici significativi si osservano esclusivamente negli studi che prevedevano un approccio chirurgico, con una certezza delle prove valutata come molto bassa. L'elevata eterogeneità nelle formulazioni di HA, nei pesi molecolari, nelle modalità di somministrazione e nei protocolli terapeutici rende difficile qualsiasi confronto diretto tra gli studi.
Sul piano clinico, il messaggio è di ottimismo prudente. L'HA sembra offrire un beneficio reale, seppur contenuto, nella riduzione dell'infiammazione dei tessuti molli peri-implantari, in particolare se integrato in un protocollo terapeutico strutturato. La sua plausibilità biologica è solida: modula le cascate infiammatorie, favorisce la guarigione tissutale e può interferire con la colonizzazione batterica precoce. Tuttavia, la base di evidenze è troppo eterogenea e staticamente insufficiente per supportare raccomandazioni cliniche definitive. I rating di certezza GRADE — bassa o molto bassa — evidenziano quanto sia prematuro inserire l'HA tra gli adiuvanti standard nel trattamento della peri-implantite.
Per parodontologi, implantologi e chirurghi orali, questa revisione indica al tempo stesso una direzione e una lacuna. L'HA è un adiuvante biologicamente razionale, con un profilo di sicurezza consolidato. Tuttavia, in assenza di RCT di dimensioni adeguate, con protocolli standardizzati, formulazioni omogenee e follow-up prolungati, il suo ruolo preciso nel trattamento della peri-implantite non può ancora essere definito. L'utilizzo clinico rimane una scelta ragionevole nell'ambito di protocolli non chirurgici o chirurgici completi, ma non è ancora supportato da prove sufficienti per modificare le raccomandazioni di standard of care.
Perché conta in pratica
Questa revisione indica che l'acido ialuronico è un adiuvante biologicamente razionale nei protocolli per la perimplantite — in particolare per il controllo dell'infiammazione dei tessuti molli — ma la certezza delle prove (bassa o molto bassa secondo GRADE, 110 pazienti in totale in sei studi eterogenei) non è sufficiente per modificare le raccomandazioni di standard of care. Chi lo utilizza già in protocollo ha un razionale biologico, ma non deve attendersi un beneficio prevedibile a livello osseo sulla base della letteratura attuale.
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